| Riflessioni sull'Arte Contemporanea
La Pittura, forse la prima forma di espressione umana (insieme alla scultura),
risalente al Paleolitico Superiore, dopo circa 20.000 anni di storia gloriosa,
con gli inevitabili "alti e bassi" delle civiltà che si sono succedute,
"è stata terminata" negli anni 60.
A dimostrazione di ció si possono visitare i piú grandi Musei dArte Moderna
e Contemporanea del mondo per scoprire come forse mai nessuna forma di
espressione umana abbia subito una aggressione cosí violenta e concentrata
come la Pittura a partire dagli anni 60 ad oggi.
Fortunatamente peró la realtà è piú ricca e differenziata di ció che puó
apparire in superficie: esistono molti e buoni Pittori che operano
nellanonimato o al margine di quel "sistema" che viene impropriamente
definito "Arte Contemporanea" e che ha deciso misteriosamente e
artificialmente di "odiare" la Pittura!
Sono Pittori che con amore e serietà professionale esercitano un mestiere
difficile e complesso, che viene da lontano, da Apelle, dalle pitture di Fayum,
da Gentile da Fabriano, Giovanni Bellini, Leonardo, Caravaggio
e Goya e, nonostante tutto, guardano al presente e al futuro con grande coraggio
e volontà di lavorare e trovare nuove strade e un futuro allaltezza dei tempi
che stiamo vivendo.
Sono Pittori orgogliosi di appartenere allItalia, allEuropa e al Mediterraneo:
alle terre che hanno dato allumanità una Storia della Pittura cosí piena di vita,
di energie e di emozioni a partire dalle pitture di Lascaux e Altamira fino a
Giotto, a Masaccio, al Tiepolo e ai nostri giorni.
Una storia di eccellenza qualitativa e di grande pregnanza umanistica,
che fa a pugni con le stupidaggini e la intolleranza della
cosiddetta "Arte Contemporanea".
La Pittura è piú che mai vigente, utile e necessaria alluomo e al suo futuro
e, particolarmente nel caso dellItalia e dellEuropa, indispensabile per ogni
serio
programma di sviluppo.
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| Riflessioni
sul nostro lavoro e sulla necessità di difendere la Pittura.
A partire dagli anni 70 abbiamo realizzato le prime opere di Arte Pubblica
con tecniche tradizionali (affresco, ceramica e mosaico) e moderne
(resine sintetiche, silicati, cemento ecc.), e i primi programmi didattici di
"Integrazione Plastica" nelle scuole di orientamento artistico, fino ad
inventare,
progettare, costruire e dare avvio ai programmi educativi della "Escuela Nacional
de Arte Público" di Managua, Nicaragua: probabilmente la prima esperienza
del genere in America ed Europa.
Le opere pubbliche realizzate (alcune delle quali dichiarate Patrimonio Culturale
Nazionale), hanno portato alla fondazione in Messico di "TALAMURO"
(Laboratorio Latinoamericano di Muralismo e Integrazione Plastica),
e successivamente a creare opere individuali e collettive in vari paesi
dEuropa e dAmerica nella occasione dei 500 anni della Scoperta
dellAmerica.
Lultimo decennio del secolo e millennio scorso ha messo in evidenza una
situazione radicalmente contraddittoria:
mentre da un lato cresceva la nostra esperienza, forza e capacità di
intervento operativo, con i mezzi delle arti plastiche (pittura, scultura e
architettura) sul territorio, dallaltro lato avanzava la intolleranza verso
la Pittura e limposizione di un totalitarismo della irrazionalità e inconsistenza
dei vari "minimalismi", "artepoverismi", "concettualismi"
della cosiddetta
"Arte Contemporanea".
Il problema pertanto non era solo quello di "ridare ossigeno" alla Pittura
(dopo la stagione modernista e avanguardista), ritornando a darle un
ruolo maggiore, tra le espressioni dellhabitat umano, della civiltà, della
funzionalità in rapporto alla natura e allambiente, ma ormai il compito
era diventato quello della difesa della Pittura tout-court.
Potremmo descrivere in questo modo un programma ideale in questo senso:
a)-Difendere la Pittura e i Pittori a partire dalla "patria della pittura":
VENEZIA
(patria della pittura di luce, dei colori fatti di luce: gloria della Scuola Veneziana),
dove piú intense si sono fatte negli ultimi anni le manifestazioni di intolleranza
principalmente attraverso la Biennale Arti Visive.
b)-Rilanciare la Pittura dalla terra che possiede il piú ricco ed alto Patrimonio
Pittorico della umanità: lITALIA, dove purtroppo negli ultimi decenni la situazione
è degenerata in un cosmopolitismo omologato assurdo e senza senso.
c)-Trovare i cammini seri di rinnovamento e di proiezione della espressività
pittorica verso il futuro a partire dall AREA MEDITERRANEA, che è stata la culla
delle Arti Figurative dalla Preistoria alle Civiltà Greca, Romana, Rinascimentale
e Moderna
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| Un importante contributo di Vittorio Sgarbi alla difesa
della Pittura
"
. E giunto il momento di riguardare la
storia dellarte di questa seconda
metà del secolo, certo il periodo di maggiore incertezza, e insieme di
fiducioso dogmatismo, che si sia mai attraversato. Siamo vissuti in un
lunghissimo equivoco, obbedendo a parole dordine che impedivano
di vedere la realtà. Solo certi fenomeni sono stati giudicati degni di
considerazione, uniche prove legittime dellarte contemporanea, serenamente
ignorando tutti gli aspetti non omologabili. Mai intolleranza fu più forte e
gli artisti considerati puri strumenti di strategie
.
Si è trattato di una vera e propria guerra, con
morti, feriti, dispersi.
Assai pochi hanno coscientemente conservato una propria autonomia,
e lanno pagata con il silenzio e lindifferenza
"
"
Siamo rassegnati. Ci hanno abituato a decine di
manufatti mediocri,
di facili trovate, di giochi ottici, di artificiosi surrealismi, di espressioni
cosiddette concettuali o di arte povera (povera arte! ai tempi buoni ricca e sontuosa).
Larte contemporanea deve essere brutta, deforme, incomunicante, sperimentale
Ci confortiamo dellaltrui parere, spesso
leggero, automatico;
ci suggestioniamo reciprocamente, e mai come ora i sarti dellimperatore
sono stati così inattivi.
E quanti saprebbero dichiarare che limperatore è
nudo, affidandosi soltanto
ai propri occhi?
.
Ma la maggior parte degli artisti di cui
continuamente leggiamo e
sentiamo parlare non sono che un piccolo, marginale, non rappresentativo
aspetto di una realtà infinitamente più complessa e variegata che,
con i suoi umori, le sue esuberanze, i suoi furori, sta in penombra
.
Larte sta restringendosi o inseguendo
effetti roboanti, non sostenuti
da vere invenzioni
.
Mi sono così fatto lidea che esista una strada
segreta, un sentiero,
che ci può condurre fuori dal labirinto, dalla confusione e dalla babele delle lingue,
che rendono indecifrabile larte contemporanea, una strada misteriosa
ma aperta su panorami bellissimi, con scorci e inedite vedute.
E penso a episodi inconsueti, ma non rari, perché il sentiero sempre più
si ingrossa e le vedute suggestive si moltiplicano. Di questo secolo, così scoperto,
così dichiarato, così pubblicizzato nei suoi molteplici aspetti, di questi tempi
della riproduzione industriale resterà dunque una "arte segreta"?
Il futurismo e il dadaismo hanno dato i loro frutti e
prospettato
le attuali conseguenze: le abbiamo viste consumate, subite.
E molti ne sono usciti con la testa cambiata, hanno pensato che lì soltanto,
e nel perpetuo rinnovarsi dellavanguardia, larte contemporanea trovasse un
senso,
il suo senso.
E di qui incomprensioni, esclusioni, incompatibilità, e, soprattutto,
censura e silenzio per chi indicasse diverse soluzioni.
Cosí è sorta una città sotterranea, dove si sono rifugiati, orgogliosi e
imperturbabili,
artisti di sicuro talento, e dove giungono, come naufraghi
sopra una terra insperata, alcuni temerari che non hanno piegato le vele
nella direzione del vento favorevole e hanno affrontato tempesta e bonaccia
per arrivare a un luogo di cui avevano sentito parlare, ma della cui esistenza
non erano neppure certi fino in fondo. Si è trattato per molti, fin dalla prima
generazione di questo secolo, di scavalcare le avanguardie,
di attraversarle ignorandole, di riagganciarsi allultimo gesto della mano con il
pennello
o con la pietra, di ricominciare dove il percorso si era interrotto.
Per molti è stata una testarda coerenza, una polemica ragione di vita,
nellisolamento e nel silenzio; per altri, e soprattutto ora,
è una dimostrazione di riscatto
"
(da Vittorio Sgarbi, La stanza dipinta, Supersaggi BUR, 1993)
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