SALVATORE LOVAGLIO

Salvatore Lovaglio è nato a Troia (Foggia) nel 1947, vive e lavora a Lucera. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia dove attualmente è titolare della cattedra di Decorazione.

Tel. 0881 547629

e-mail: s.lovaglio@tiscalinet.it

www.varesenews.com/cultura/99/aprile/lovaglio_mos.htm

…"tutto appare unicamente come ombra o come luce, come presenza o come assenza.

Il segreto della coesistenza delle parti nell’infinito (della luce che genera forme e quindi ombre, presenza, e della luce che resta vuoto e quindi spazio, assenza) è il tema dominante dell’opera di Salvatore Lovaglio"…. (Maria Vinella 1984)

…"La sinfonia dei colori si fonde nel crogiuolo dell’oro del cielo; il movimento diagonale del bianco e del rosa si compone con il movimento orizzontale – a linee parallele come in un tratteggio – del verde e dell’oro, che cerca un mare ondulato di terra"… (Marina De Stasio 1993)

…"La linea curva tracciata dal volo basso degli uccelli che cadono nell’orizzonte giallo dei campi, hanno il sapore di immagini lasciate affiorare dalla memoria: l’infuocata drammaticità espressiva dei rossi, sui quali trovano spazio le lingue viola e blu delle ombre, è ancora il colore di quella terra arsa, solcata dai venti, bruciata di nero dopo la mietitura"… (Massimo Bignardi 1993)

…"Un buon sangue meridionale in sostanza, che si epifanizza nell’istinto, riossigenandosi di un fecondo lavoro spirituale per esplodere in una vita pregnante di razionale intuizione"… (Gianni Pomelli 1977)

Salvatore Lovaglio: Le opere 



Paesaggio Dauno, 1985 – olio su tela, cm.180x140

 



Paesaggio, 1986 – olio su tela, cm.200x180

 



Ombra, 1999 – tecnica mista, cm.200x100

 

Lucera - Millennium III, 2000 – scultura in bronzo, m.10x0,70
Colonna nella entrata della città di Lucera (Foggia)

LUCERA – MILLENNIUM III

Una colonna per il terzo millennio

L’elemento scultoreo segna il limite della città all’inizio del terzo millennio e al tempo stesso annuncia il suo divenire.

In passato la funzione di delimitare il confine della città era affidata alle mura con le loro porte. La porta della città, aveva funzione di passaggio, comunicazione ma anche di chiusura, inoltre dava immediatamente il senso dell’essere politico, sociale e culturale della città, assumendo, di conseguenza, un valore rappresentativo e simbolico.

Nell’epoca contemporanea, per una moltitudine di trasformazioni sociali, è venuta a mancare la necessità di difendere la città, quindi le porte hanno perso la funzione di chiusura, cioè di difesa. Oggi, anzi, si tende a favorire il rapporto interno-esterno. Il passaggio dall’abitato al non abitato può essere segnato da semplici elementi che stanno ad indicare il termine o l’inizio di un territorio, di un luogo, di uno spazio progettato. Ciò che resta delle porte è pertanto la funzione del valore simbolico di rappresentare la città.

Lucera, come tutte le città medioevali, era cinta da mura, dotata di porte che tuttora segnano l’ingresso nella zona antica conservandone valore di memoria. Essa ha avuto una forte espansione urbanistica tanto che le strutture di porta Troia e porta Foggia sono state internate dallo sviluppo architettonico, perdendo il loro significato funzionale originario, diventando elementi architettonici che mal si inseriscono nella vita sociale attuale, anzi per certi aspetti sono da considerarsi delle barriere architettoniche.

Gli accessi alla città moderna, perciò, sono da ricercare altrove, dove inizia la città attuale: ed è qui che bisogna segnare.

E’ dalle considerazioni fatte che è maturata la proposta e quindi la realizzazione di un elemento delimitante che indica l’entrare in uno spazio urbano, l’accesso, appunto, in uno spazio progettato. L’elemento scultoreo rappresenta l’attuale confine, alle soglie del terzo millennio, e l’inizio dello sviluppo futuro. Lucera stessa quale provincia romana ha suggerito l’idea di una colonna, che è nello spirito del concetto di monumento, inteso nel senso latino del termine, simbolo del valore sociale e della memoria storica. Essa si connota come un contenitore così come il centro storico e le testimonianze di Lucera si presentano con le caratteristiche di una scatola, di un cassetto delle memorie.

La lavorazione ad incavo simboleggia la traccia, l’orma, il passato, la memoria. Nella parte inferiore, sono stati rappresentati anche negli incavi a forma di nicchie, elementi arcaici e del primo millennio; nella parte centrale elementi del secondo millennio a volte disegnati o leggermente incavati, estrapolati dalle testimonianze presenti nel territorio di Lucera. La parte terminale non lavorata indica il nuovo millennio, tutto da scrivere e da rappresentare.

L’opera di forma cilindrica ha il diametro di m.0,70 e l’altezza di m.10.

La lavorazione ad incavo, più accentuata nella parte inferiore, diminuisce progressivamente verso l’alto fino ad annullarsi e diventare, nella parte terminale, una superficie liscia e lucida. L’opera è stata realizzata in fusione di bronzo statuario a cera persa con piastre e rinforzi interni in acciaio inox.

Settembre 2000 Salvatore Lovaglio
Comune di Lucera, Assessorato P.I. e Cultura.

e-mail: culturapi.lucera@isnet.it
http://www.comune.lucera.fg.it